La pantomima della Morte bianca- ATTO PRIMO

Date: sabato, 28 aprile 2007
Time: 15:22
In: i masterpieces della dottoressa

 

Solo una rapina a mano armata.

Niente di nuovo. Niente di eclatante, nessuna nuova idea. Anche perchè si sa: le nuove idee non esitono. Tante persone, poche idee. Tante vite, pochi esiti finali. Sempre lì si finisce.

E' solo che stamattina mi sono svegliato con la voglia di avere una collocazione. Mi sono svegliato col violento desiderio di essere a posto. Come un'arancia nell'agrumeto. Un baco in bocca alla carpa. Uno di quei desideri talmente forti che quando ti guardi allo specchio sembra che ti divori le guance, ti fonda la mascella con la mandibola.

Il desiderio, si sa, distorce.

Ho sentito un'inestinguibile bisogno di saponette al the verde e al lime, di cotton fioc candidi come fiocchi di neve, bisogno di un conto in banca e di una radice di kren nel frigo.  Ho sentito la voglia lancinante di completi di gessato con camicie inamidate, di una camminata disinvolta e di una di quelle merdosissime scatoline di liquirizie di latta, quelle anticate, da tirar fuori all'evenienza.

Come se nell'equilibrio di cui mi circondo una merdosissima liquiriza fosse il solo piacere possibile ancora.

Guardate bene. Sì, esatto. E' uno scacco morale.

Ho sentito un'improvvisa smania di vezzo. Così forte che le mie ossa si fanno mashmallows, il mio cuore diventa una pompa di benzina per la mia Ferrari. Così forte che io ne divento l'anonimo substrato. Ed è il vezzo stesso a cui parlano le persone. Io non sono altro che il suo impersonale citofono di grasso coibente ed epitelio. E' il vezzo che si presenta per me, che stringe mani e dispensa abbracci con cordialità e noncuranza.

Ho sentito il bisogno di un "Egregio", "Signor", "Dottor", "Ingegner". Il mio cognome? Una gruccia. Il vezzo, l'abito di strass da drag queen.

Non parlo d'oggetto, parlo di concetto.

E dato che non ci sveglia una bella mattina con la cucina invasa di sushi e le iniziali sui polsini, dato che non è in un giorno che si impara a guardare il mondo come un vigile che diriga il traffico, dato che in fin dei conti il pragmatismo non è il mio forte, perchè sono solo un sociopatico senza nome e fondamentalmente un gran paraculo, ma ne ho piena coscienza , date tutte queste imprescindibili premesse, ecco, ho trovato il mia personale scappatoia. La mia personale tana del bianconiglio.

Come la sottana della mamma. Ma meno svolazzante e profumata.


Sono il dandy rimasticato dallo smog e dall'industria. Plagiato dallo scintillio dell'egocentrismo.

E la chiave per la mia estasi mistica è il paradosso.

Perchè è solo che così che si raggiungono vie inarrivabili. Aggirandole.

Arrivando all'estremo opposto ed eccellendovi talmente tanto da sconfinare nel suo esatto contrario.

Così come l'diozia più genuina sfocia nel genio.

Così io passo attraverso la mortificazione per sentirmi dio.

Un dio col passamontagna e il pigiama. Un vero piccolo, ridicolo, padreterno dello schifo.


......TO BE CONTINUED.....


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Giardino dei Nidiaci: The Catcher in the ray

Date: venerdì, 20 aprile 2007
Time: 16:49
In:

E' lì che arriva l'illuminazione. Seduta su un muretto di pietra serena a guardare i bambini che correvano al sole. E' stat lì che quella pesante sensazione che il caldo costantemente mi da, quell'offuscamento così simile all'ascesa, quella spossatezza fatta di malinconia recettiva, ha plasmato un'idea sfocata e l'ha lasciata accasciarsi lì. Come se io fossi un greto. Come s ei fossi un grembo di lenta discesa.

Io non invidio nulla ai bambini. Secondo me l'infanzia è un grande dramma. IL grande dramma.

Però c'è una cosa, una sola singola, unica cosa che invidio a queso dramma. Il resto no.

Ed è quel parlare da bambino di cose per lui spinose con estrema serietà. Ha un gusto tutto particolare.

Dopo l'infanzia non si è mai così dannatamente seri. Almeno non seri a questo modo. E' qualcsa che non saprei spiegare. Fa parte del dramma questo è sicuro. Lo compenetra, lo costituisce. Ed è bello per questo fondamentalmente.

Sarà che, se Musil sosteneva che l'anima si può definire negativamente, ovvero "è quella cosa che corre a rintanarsi appena sente parlare di serie algebriche", per me la determinazione in negativo è "la MIA anima è quella cosa che corre a rintanarsi quando sente parlare di banalità", per natura, non per volontà assoluta di contestazione, ecco, sarà questo, ma detesto il luogo comune che l'infanzia sia il periodo più fantastcio e spensierato della vita. Spensierato un cazzo...è una tragedia, un bambino non è mai spensierato, pensa sempre a qualcosa e a questo qualcosa sono connessi tutti i se, tutti i ma, tutte le incertezze radicali, basilari, dinamiche e statiche, che non consentono all'uomo, MAI, di potersi considerare eterno, di potersi considerare saggio. Con l'età facciamo finta di dimenticarcene. Probabilmente accettiamo come verità assolute quelle che ci possono essere fornite, il resto lo prendiamoc ome inconoscibile.

Per un bambino non c'è niente di icnonoscibile

E, guardate bene, la speranza e il crogiolio sono ben peggio della disillusione.

E' un dramma.

Però è un dramma che, come tutto ciòc he corrode e urge sotto la superficie, BRULICA. E tutto ciò che brulica è mio amico.

Malicnonia: perchè se guardo i bambinic he urlano e corrono e si insultano e parlano con la stessa  serietà dell'alluvione, dei roller blade, dei sassi, di amore, della guerra, dell'età dei loro genitori e della merda, mi rendo conto che sono un essere corrotto, che sta meglio, perchè fondamentalmente HA LA CERTEZZA e SA di stare andando verso la putrefazione, la morte, ma certamente soffre meno, e che QUEL DUBBIO, quello scorticarsi per raggiungere una verità da buttare poi nel cesso, quella costante ricerca, quello SCAVO costante mi sono stati preclusi dalla mia cultura, esperienza, ma soprattutto età.

E la vita senza IL DRAMMA, perchè alla fine è tutta un dramma, nella mia testa fa paurosamente assonanza se non rima con NOIA. E onestamente è quella di cui ho veramente paura.

 

 


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La grande verità

Mettiamo subito bene in chiaro che: Se Dio esiste, ed ho i miei leciti dubbi, è stato creato da Chuck Palahniuk, il quale a sua volta (se esiste) è stato creato da Jeff Buckley, il quale a sua volta(quando è esistito) è stato creato da Thom Yorke, il quale a sua volta (nel suo esistere con un solo occhio aperto ed essere comunque scopabile) è stato creato da Roger Waters, il quale (nel suo esistere persistente) è stato interamente concepito, assemblato e in conseguenza creato da Fedor Dostoevskij, il quale ha creato se stesso a partire da uno spruzzo d'inchiostro.

Amo

Bah, direi vedi sopra...anche se concettualmente è onesto dire che Palahniuk prima di Dio ha dato vita anche a Milan Kundera, Gogol, I Velvet Underground in blocco (immaginate un parto plurigemellare senza cesareo....grand uomo sto Palahniuk)

odio

Caro amico splinder ci vai pesante eh? "Odio"mi pare decisamente un parolone, prima di odiare dovrei essere almeno in grado di riprodurmi per sporogenesi come molte specie superiori quali il fungo.

ascolto

Tanta rrrrroba

Leggo

E mo' so cazzi...facciamo che ci limitiamo al "Leggo con immenso piacere, nonchè con una stima che tange l'estasi mistica" ok? Allora: Tutto quello che ha scritto Dostoevskij, Idem Palahniuk, John Fante, Gogol, Tolstoj, Alice in Wonderland di Carroll, "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov (...MERAVIGLIA...), alcune cose di Kundera, Haruki Murakami, l'esemplare "Il colpo di pistola" di Puskin, "Cosmicomiche" di Calvino (con particolare riguardo a "Mitosi") and much more

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